Nei giorni scorsi ho scritto nuovamente ad una ventina di associazioni di consumatori, chiedendo un aiuto per avere l’accesso ai documenti di gara e progetto del portale Italia.it .
Oggi ha risposto il CENTRO TUTELA CONSUMATORI E UTENTI.
Finalmente qualcosa si muove .
Questo il testo dell’ e-mail:
23-lug-2007 14.14
CENTRO TUTELA CONSUMATORI E UTENTI <info@centroconsumatori.it>
Re: Portale_turismo_italia.it_-_nuova_richiesta_di_aiuto_p er_avere_accesso_ai_documenti_di_gara_(qualche novità)
Egregio Signor Aprile, La informiamo che il nostro Centro offre consulenza e tratta questioni legate solo a consumatori residenti in provincia di Bolzano. In merito alla Sua richiesta di informazioni, La preghiamo pertanto gentilmente di rivolgersi ad una associazione della Sua zona di residenza. Per sedi ed indirizzi delle varie associazioni consumatori iscritte al CNCU, può consultare la pagina “http://www.tuttoconsumatori.it” e poi andare alla pagina di ciascuna associazione.
Cordiali saltuti
CTCU Bolzano
La mia risposta:
Spett.le Centro Tutela di Consumatori e Utenti,
Vi ringrazio per la Vs. cortese risposta e collaborazione.
Ho abitato per ben due volte a Bolzano, complessivamente per circa dieci anni ed al seguente indirizzo: via Druso 8.
Purtroppo (o per fortuna) attualmente non sono più residente in questa città.
I prati del Talvera mi mancano, certa gente no.
Pensavo che Bolzano fosse ancora in Italia, ma evidentemente qualcosa deve essere cambiato da allora.
Vi consiglio un giretto su http://www.italia.it, tanto per vedere l’ampia e brillante promozione all’estero che viene fatta della vostra bella città da questo meraviglioso portalone:
Pagato profumatamente anche con le tasse dei cittadini di Bolzano.
Grazie infinite per la segnalazione del CNCU, da cui avevo tratto gli indirizzi delle altre associazioni cui ho
inviato la medesima e-mail.
Cordiali saluti
Francesco Aprile
ex-bolzanino
Secondo quanto è possibile leggere QUI (sito del governo), il Centro Tutela Consumatori Utenti ha percepito dallo Stato Italiano contributi per le proprie attività editoriali riferibili all’anno 2004 pari a 63.906,03 euro, ovvero il 12,87 % del totale di 496.459,77 euro erogati a varie e diverse associazioni di consumatori.
Se cortesemente volessero farci sapere, in nome della trasparenza, quanto hanno percepito per gli anni 2005 e 2006 noi gliene saremmo davvero molto grati, assicurando nel contempo tutta la nostra comprensione.






4 commenti
24 luglio 2007 a 09:42
Marco
Forse se scrivevi in tedesco, magari ti rispondevano diveramente…
No, decisamente Bolzano non è più in Italia, e dobbiamo ringraziare i nostri politici, locali e nazionali, che ci hanno venduto alla SVP in cambio di poltrone, voti per far passare leggi salva-culo-del-politico-di-turno etc… etc…
Quello che state facendo per il portale italia.it è encomiabile. Noi italiani in Alto Adige abbiamo però un problema più grosso e purtroppo sappiamo che non lo risolveremo: i nostri politici ci hanno lasciato in balia dei tedeschi.
Lentamente i tedeschi si sono impadroniti di tutti i posti chiave del settore pubblico e privato ed ora, per un italiano, restare in Alto Adige significa accettare di essere un cittadino di serie B, non rappresentato politicamente, non tutelato e soggetto a discriminazioni incostituzionali (basti pensare che dobbiamo dichiarare ufficialmente se siamo tedeschi o italiani e in base all’appartenenza etnica si finisce dentro o fuori da appalti, carriere, sovvenzioni etc…)
Un grazie di cuore ai politici italiani: ci avete venduti, sia che voi siate di sinistra, di centro o di destra. Grazie
Marco
24 luglio 2007 a 11:15
frap1964
@Marco
Oltre ad essere un cittadino di serie B, per lavorare nella PA, che nella provincia di Bolzano raggiunge il record d’Italia quanto a rapporto abitanti/dipendenti (23 a 1), occorre anche il “famoso patentino”, A B o C, secondo il ruolo.
Chi è della provincia sa bene di cosa parlo.
24 luglio 2007 a 11:27
frap1964
Dal libro “La Casta” pag. 222-226 capitolo: Le Province sono inutili? Aumentiamole.
…. Fanno eccezione quelle di Bolzano e di Trento. La quale, dopo aver ottenuto larghi poteri di autonomia grazie all’insensato tentativo di Roma di «diluire» i sudtirolesi dentro una Regione a maggioranza italiana, ha conservato questi poteri speciali anche dopo l’abolizione di fatto della Regione che oggi conta quanto un quattro a tressette. Lì sì, le Province pesano. Nel solo 2006 hanno amministrato ciascuna intorno a 4 miliardi e mezzo di euro.
Una somma enorme, immensamente superiore a quelle gestite da tutte le altre Province. Così come non esistono colleghi di Luis Durnwalder con 22.000 dipendenti (uno ogni 23 abitanti) come il presidente bolzanino. Ma qui sono a carico della Provincia non solo il personale amministrativo e i forestali e gli
stradini ma anche i maestri, i bidelli, i professori, i medici, gli infermieri e un mucchio di altri lavoratori pubblici altrove a carico dello Stato o delle Regioni.
Nessuno scandalo, spiegò un giorno Massimo Cacciari:
«Vogliamo essere chiari fino alla brutalità? Se l’Alto Adige non è diventato l’Irlanda del Nord è perché a Roma, dopo le bombe ai tralicci degli anni Cinquanta e Sessanta, hanno capito che andava pagato un prezzo. Non dico che coi soldi si sia comprata la pace sociale ma certo il benessere ha aiutato a diluire le tensioni. D’altra parte: quanto ci sarebbe costato tenere lì un esercito in
armi?». Una tesi sempre condivisa, con rabbia, dai duri e puri della comunità tedesca, da Hans Stieler, che coltiva rose dopo essere stato negli anni Sessanta vicino ai bombaroli, a Eva Klotz, la figlia del «Martellatore della Val Passiria»: «Ci hanno comprato l’anima».
Il prezzo? Caro. Tanto da permettere il rinnovo con finanziamenti pubblici di tutte le pensioni e gli alberghetti della Provincia fino a contare già a metà degli anni Novanta una piscina ogni 300 abitanti. Da permettere a Merano, Bressanone e Brunico di sfidarsi a chi faceva il centro benessere più grande e
sfarzoso e ricco di saune e bagni turchi e idromassaggi. Da permettere
di dare agli insegnanti un bonus integrativo tale che se un professore nel resto d’Italia riceve a inizio carriera 1174 euro netti, a Bolzano ne prende 1500 che salgono fino a 1624 con l’indennità di bilinguismo e su su col passare degli anni tanto che, alla vigilia della pensione, un professore altoatesino prende
quasi 3200 euro netti e cioè il doppio di un collega di Lecce o Pescara.
Così caro da fare dell’assessorato alla Cultura tedesca l’editore più generoso del pianeta, in grado di pagare 100.000 euro l’uno agli autori di un paio di libri sul Sudtirolo. O da spingere gli amministratori a prendersi perfino sfizi, altrove impensabili, come il restyling dei cartelli stradali che segnalano le zone industriali con la rimozione, accanto al disegnino dello stabilimento,
della nuvoletta di fumo che esce dalla ciminiera: «Le nostre industrie non fanno fumo».
I soldi gettati a pioggia sulla montagna e le città e le contrade sono tanti da strappare una vecchia battuta in tedesco maccheronico: quella della «Kassen von Mezzogiornen». L’accorta e capillare distribuzione di denari pubblici ai cittadini (è stata incentivata con moneta sonante perfino la scelta di colori
adatti all’ambiente dei teloni che coprono i covoni di fieno!) equivale anche qui alla coltivazione del bacino elettorale. Il quale ha sempre ricambiato dando soddisfazioni alla Svp e ai suoi alleati. È o non è anche questo un costo della politica?
Stipendi altissimi, assistenti personali, un mucchio di benefit, autoblu a volontà e magari con la targa della Protezione civile come quella dei due presidenti provinciali che possono così evitare di rispettare il codice stradale come i comuni mortali.
Il presidente della Provincia altoatesina prende ogni mese 23.685 euro, il suo vice 22.439, un assessore 21.192, il presidente dell’assemblea consiliare 18.699, il suo vice 15.582. E giù giù, a cascata, sono tutti contenti: un capo dipartimento trova in busta paga 111.701 euro l’anno, un capo ripartizione 80.944, un direttore di scuola professionale 69.114, il direttore sanitario
della Asl di Bolzano 228.255, il direttore generale 180.288, un primario di media anzianità 189.908.
….
Quanto ai vitalizi, nel 2006 a Bolzano si sono dati una regolata.
Decidendo, per la prima volta nei palazzi della politica italiana,di passare dal sistema retributivo al sistema contributivo.
Per capirci: i nuovi eletti (per i vecchi, regole vecchie) avranno la pensione solo a 65 anni e sulla base di quanto hanno versato.
Meglio tardi che mai. Era uno scandalo che doveva finire: 2196 euro netti per una legislatura, 3690 netti per due, 5168 netti per tre, 6637 netti per quattro…
…
A farla corta, tra le Province sorelle [ndr. Bolzano e Trento] è in corso da anni una gara (solo recentemente rallentata) ad autoconcedersi il più possibile. Una volta vince una, una volta l’altra. Il presidente del Consìglio provinciale altoatesino Riccardo Dello Sbarba, per esempio, alla voce «spese discrezionali» aveva nel 2006 a disposizione 22.810 euro e il suo collega trentino Dario Pallaoro 355.000. Meglio: avrebbe avuto. Prima di cedergli la poltrona
per andare a Roma a fare il deputato, il suo predecessore Giacomo Bezzi aveva infatti svuotato la cassa. Per fare cosa, di tutti quei soldi? «Ah, non lo so…» risponde Pallaoro. Non trova assurdo avere quindici volte più del collega di Bolzano?
«Ah, non lo so… Si vede che lì hanno deciso così.» Non trova
folle avere, come Totò Cuffaro in Sicilia, il quadruplo del presidente
Napolitano? «Ah, non lo so…»
Fatto sta che i soldi sono così abbondanti che l’agenzia di rating internazionale Fitch, bestia nera dell’Italia, ha concesso nel 2007 alle due Province sorelle il punteggio massimo. La tripla A: affidabilità totale.
Va da sé che, se potessero, si trasferirebbero lì decine di comuni. La slavina originata dal ruzzolare del fagiolo di Lamon, un paese che fino al referendum per passare dal Bellunese al Trentino era noto solo a chi ama la «pasta e fasoi», rischia di travolgere tutto e tutti. Certo, il virus della «traslochite» non
ha infettato solo il Nord. Né i soli confinanti delle aree autonome.
Ma è a ridosso di Trento e Bolzano che il fenomeno nei primi anni del secolo si è fatto vistoso: perché restare nel Veneto se nel giardino di là l’erba, concimata coi fertilizzanti dell’autonomia speciale, è più verde?
…
Se Trento e Bolzano grondano di competenze e comprano libri e gestiscono la sanità e amministrano il sistema scolastico, è perché la Regione non c’è più. È solo una scatola che il Grande Padre dei sudtirolesi Silvius Magnago ha svuotato completamente.
30 settembre 2007 a 19:30
Giuseppe Pece
Un cordiale saluto
e con la presente do voce ad una causa nazionale: Gli Italiani pagano ignari con le loro tasse per mantenere i confini dello Stato e il lusso di una minoranza viziata e sprezzante. Il Sud Tirolo si “concede” all’Italia che paga. Già!…questo fenomeno può assumere varie forme nelle sue fasi: incitazione alla prostituzione, il concedersi, il pagamento, la so-cospirata rivalsa. Come perversa rivalsa il Sud Tirolo ha sottomesso la minoranza italiana e per di più, non partecipando alla spesa pubblica, riceve somme. E’ in atto ormai un’ “apartheid” silenziosa e inesorabile, che nei tratti formali è legale. Proprio così: perfino il Diritto si è dovuto piegare alla Ragion di Stato. La strategia italiana: temporeggiamo pagandoli finchè si abitueranno a vivere insieme. L’astuzia della Stella Alpina: facciamogli credere di accettare, arricchiamoci il più possibile e il finale lo decideremo solo noi. Convivenza ed integrazione sono rimaste favole per ingenui: la scelta è tra sottomissione incondizionata o emarginazione. L’Italia viene derisa e beffeggiata; tutto all’oscuro dei contribuenti. I vertici sudtirolesi hanno dimostrato di usare il cervello. Io sono per dimostrare di avere almeno un midollo spinale, prima che si concluda la pulizia etnica. Ai Sudtirolesi la loro terra con oneri e onori e agli Italiani il proprio denaro pubblico! http://WWW.GIUSEPPEPECE.IT cell.347 3643712