Piccolo retroscena: nel luglio scorso, io e qualche altro contributor di scandaloitaliano, fummo contattati tramite Andrea D’Ambra da un giornalista di Report per delucidazioni sull’iniziativa della “famosa” lettera a Prodi, Rutelli e Nicolais e qualche breve chiarimento sulla trasparenza degli atti amministrativi all’italiana.
Forse la cosa era nata anche in seguito a questa lettera aperta a Report dell’aprile del 2006 di scarichiamoli.org, o forse no.

Ad ogni modo il caso di italia.it sarebbe stato citato nel servizio “trasparenze svedesi” andato in onda domenica scorsa, come esempio della trasparenza degli atti amministrativi italiana in contrapposizione all’ esperienza svedese.
Per ragioni editoriali e di tempo le cose sono poi andate diversamente.

E’ un peccato che Report non abbia raccolto, sino ad oggi, l’appello di scarichiamoli.org .

Tuttavia si è scoperto nell’occasione che Milena Gabanelli, nel marzo del 2007, ha scritto due pezzi sulla vicenda del portalone nella sua rubrica Punto critico sul supplemento Io Donna del Corriere della Sera.
Poichè in rete sono praticamente introvabili e tuttavia vale forse la pena di leggerli, con il permesso della giornalista li ospitiamo qui.

Il turismo esce dal portale – Milena Gabanelli -17/3/07 – [Punto critico - Io Donna, Corriere della Sera]
Trent’anni fa eravamo primi, adesso siamo diventati quarti, ci precedono la Francia, la Spagna, gli Stati Uniti. Il resto del mondo, quando va in vacanza non ci apprezza più come una volta, nonostante il nostro “insuperabile” (così sta scritto su tutte le guide del mondo) patrimonio artistico e paesaggistico. In una cosa però non eravamo primi negli anni 70, ma lo siamo diventati nell’ultimo decennio, nel numero di posti letto disponibili: tanti alberghi, alberghetti, pensioni, costruite con il contributo pubblico a fondo perduto, chiusi 8 mesi l’anno. In effetti, perché uno dovrebbe andare a Marina di Ravenna in ottobre? Insieme agli alberghi si dovrebbero pianificare anche un po’ “attrattive” e poi farlo sapere in giro. Siccome il turismo genera il 50% della bilancia commerciale, tre anni fa il Ministero delle Infrastrutture ha pensato bene di creare un portale internazionale: Italia.it. Costo 45 milioni di euro. Il progetto fu presentato in anteprima il 31 marzo 2006 dall’allora Ministro Lucio Stanca, alla presenza di Gianni Letta, del Segretario generale della Presidenza del Consiglio Mauro Masi, dei rappresentanti dei ministeri interessati, dell’Enit, del Comitato nazionale del Turismo, di Sviluppo Italia, con le seguenti parole : “Il turismo è il nostro petrolio. Con questo portale, chesi incastona nel più importante progetto deciso nel 2004 e che a regime sarà in 8 lingue, l’Italia colma una lacuna”. Di Italia.it però nemmeno l’ombra, poi il progetto è passato nelle mani di Francesco Rutelli e finalmente a fine febbraio ha visto la luce, le lingue disponibili sono 4. E giù critiche: “un sito nato vecchio, con un’impostazione superata dai moderni linguaggi stilistici”. Poche ore dopo la messa on line, un blogger esperto ha messo in rete un clone a costo zero. Come dire che bastava copiare, per esempio da siti più snelli e più chiari, come France.com o England.com. Certo, sarebbe stato difficile poi giustificare una spesa di 45 milioni di euro.

Pubblicità di Stato – Milena Gabanelli – 31/3/07 - [Punto critico - Io Donna, Corriere della Sera]
Parliamo ancora di turismo in Italia, un settore che va sicuramente sviluppato e aiutato, integrando gli sforzi di enti pubblici e agenzie private. Però forse, in questo lavoro di squadra, c’è abbondanza di sovrapposizioni e non si gioca ad armi pari . Tiriamo di nuovo in ballo www.italia.it: il portale d’oro, costato ai contribuenti, lo ripetiamo, 45 milioni di euro. Per mascherare la propria inconsistenza, non trova niente di meglio da fare che pubblicare dei links ai siti degli alberghi. Ora ci chiediamo: queste sono informazioni utili o pubblicità gratuita (per l’albergo)? Come se sulle strade statali o sulla Gazzetta Ufficiale apparissero pubblicità gentilmente offerte dallo Stato. Giustamente gli operatori turistici privati, gli editori free-press, che vivono di spazi pubblicitari, cioè facendosi pagare dagli albergatori proprio per i links e le newsletters, insorgono. Anche perché, oltre al sito nazionale, ce ne sono molti altri, di Regioni, Provincie, Comuni, Comunità montane, Consorzi, Pro Loco e così via, tutti pubblicano elenchi di alberghi (e fin qui l’informazione è utile) con i relativi links (e qui è pubblicità). Da anni si sente dire che “bisogna fare sistema pubblico-privato”. E’ giusto, ma occorre stabilire chi fa cosa, e ognuno deve giocare il proprio ruolo. Se lo Stato diventa tour operator e si mette in concorrenza con i privati, lo deve fare in modo leale, pena l’intervento del Garante (che per ora non lo ha fatto). La situazione non fa certamente bene al turismo: i 45 milioni spesi dallo Stato per il portale corrispondono in media a 428.000 euro per ogni provincia italiana, ma non risulta che la provincia di Sondrio, Rovigo, Forlì o Campobasso abbiano avuto qualche significativo beneficio. Senza contare tutto quello che spendono gli altri enti pubblici per fare tutti la stessa cosa. Se le cose stanno così, allora perché uno si dovrebbe sforzare di mettere in campo qualche idea utile, quando può fare “copia” e “incassa”?

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