La corsa all’inutile spreco di italia.it entra nel vivo.

Chi ha seguito il blog scandaloitaliano certamente ricorderà che 21 dei 45 milioni di euro originariamente previsti per il finanziamento del portale italia.it erano destinati alle Regioni per progetti espressamente attinenti ai contenuti.

Con decreto del “nuovo” ministro per le riforme e l’innovazione nella pubblica amministrazione del 29 novembre 2006 è stata prevista la stipula di apposite convenzioni per regolare le modalità di condivisione dei progetti tra il DIT (Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie, in capo alla Presidenza del Consiglio, ma con delega al ministro L. Nicolais) e le Regioni interessate; sono inoltre state fissate le modalità delle verifiche di coerenza e del coordinamento informatico dei progetti regionali, nonché i tempi di realizzazione dei progetti eventualmente presentati.


Questo è lo schema di convenzione previsto (dal sito della Regione Veneto)
Queste le regole di presentazione dei progetti (dal sito della Regione Veneto)

La cosa funziona in questo modo.
La singola Regione, o più Regioni in consorzio, approvano la convenzione con il DIT, con validità massima di 21 mesi dalla data di sottoscrizione.
Da quella data la Regione (o il consorzio di Regioni) devono presentare i progetti entro 90 gg.
Una volta che i progetti sono condivisi con il DIT, essi vanno conclusi entro un massimo di 18 mesi (+ max. 6 mesi di proroga motivata).
I progetti vengono così finanziati: 90% a carico del DIT, 10% a carico della Regione (o consorzio di Regioni).
Il 90% a carico del DIT viene così erogato:
10% alla stipula della convenzione
40% alla condivisione del progetto con il DIT
40% durante esecuzione lavori, ma solo dopo aver utilizzato l’80% di quelli già erogati (da attestare)
infine saldo, al più pari al 10% dell’importo effettivamente speso.

Il 10% a carico delle Regioni può essere finanziato anche con i fondi statali del celeberrimo progetto “Portale interregionale di promozione turistica” finanziato ai sensi dell’art. 5, comma 5, della legge 135/2001 e di cui si sono ormai perse le tracce.
Guido Pasi, assessore al turismo della Regione Emilia Romagna, ne fa cenno in questa intervista alla Stefani:

“noi avevamo un altro progetto e da lì ripartiremo perché tanto Italia.it non ha nessun futuro”

Tutte le responsabilità in materia di rispetto degli eventuali diritti esistenti sui contenuti e di validazione degli stessi vengono scaricate sulle Regioni.

I 21 milioni di euro (che con il +10% regionale salgono come minimo a 23) vanno così ripartiti tra le 20 regioni:

Veneto (1.678.400,00)
Emilia Romagna (1.527.291,00)
Trentino Alto Adige (1.493.210,00)
Lombardia
(1.404.820,00)
Toscana (1.398.629,00)
Lazio (1.286.433,00)
Campania (1.158.018,00)
Liguria (1.046.363,00)
Sicilia (1.026.230,00)
Marche (925.328,00)
Piemonte (914.102,00)
Puglia (889.932,00)
Sardegna (884.823,00)
Abruzzo (836.612,00)
Friuli Venezia Giulia (826.245,00)
Calabria (821.693,00)
Umbria (819.717,00)
Valle d’Aosta (764.515,00)
Molise (665.098,00)
Basilicata (635.530,00)

Al momento risulta con certezza che abbiano approvato la convenzione:
il Veneto
l’ Emilia Romagna
la Lombardia
il Piemonte
la Sardegna

E’ interessante ricordare come l’assessore al turismo Luca Zaia (Veneto) avesse a suo tempo chiesto l’oscuramento delle pagine della sua Regione su Italia.it. Vale la pena di leggere il suo intervento di presentazione alla giunta veneta: con l’occasione la Regione si prepara a ben più sostanziosi progetti di “riordino” di vari e diversi portalini regionali.

L’assessore al turismo Guido Pasi (Emilia Romagna) che aveva definito in questa intervista alla Stefani il portale italia.it “una ciofeca” ed un “cadavere non rianimabile“, difronte alla prospettiva di vedere inutilizzati (o utilizzati da altri) il milione e mezzo di euro (+10%) che spettano alla sua Regione deve aver cambiato leggermente e prontamente idea. O per lui lo ha fatto il suo presidente Vasco Errani.

Anche la Lombardia è ansiosa di spendere il milione e quattrocentomila euro che le spetta (+10%), ma la relativa delibera di giunta sul sito regionale, a quanto pare, è molto ben nascosta (vedere questo Allegato alla seduta n. 82 del 18.04.2007).

Segue a ruota il Piemonte con i suoi 914.000 euro .

Infine la regione Sardegna (segnalazione di Alessandro di Cagliari), di fondi suoi ci metterà circa 12mila euro o poco più. Il resto del suo 10% conta di finanziarlo con i fondi della legge 135/2001 (dopo sei anni sono ancora lì !?!). Naturalmente non rinuncia agli 885.000 euro da spendere/spandere (del DIT).

Ma c’è da scommettere che, prima o poi, si accoderanno tutti da brave pecorelle.

E’ curioso notare come appaia definitivamente tramontata l’ipotesi di realizzare la famosa mega-piattaforma di booking nazionale.
I progetti regionali presentabili possono infatti avere ad oggetto:

• la creazione di contenuti (ex novo)
• il riuso di contenuti già esistenti e adeguamento degli stessi alle caratteristiche del Portale Italia.it
• l’interoperabilità tra il Portale Italia.it ed il sito/portale turistico locale per la fruizione di contenuti.

Il progetto contiene l’elenco dei contenuti digitali che si intendono sviluppare, ne indica la quantità e ne distingue la tipologia (contenuti prodotti ex novo e contenuti oggetto di riuso).

Di integrazione con eventuali sistemi esistenti di prenotazione on-line non se ne parla nemmeno di striscio.

Eppure la piattaforma di booking in ASP era originariamente elemento centrale del progetto Scegli Italia, al punto che il bando originale poneva come condizione necessaria per la partecipazione alla gara, l’averne realizzata una analoga in altro progetto.
Il medesimo bando vietava inoltre espressamente le varianti al progetto.

Italia.it si avvia quindi a diventare definitivamente null’altro che una lussuosa, inutile e costosissima vetrina dietro la quale si palesa evidente il vuoto progettuale .

Ora credo sia più che doveroso domandarsi se questo modo di formulare e gestire una gara europea sia trasparente e lecito, anche ai fini della validità di aggiudicazione della gara medesima.

Forse la Commissione Europea e/o l’Autorità Garante per la Concorrenza e la Trasparenza del Mercato, se sollecitati e informati in proposito, potrebbero spiegarlo con la dovuta chiarezza.