Italia.it ha scaldato i blogghisti ma i blogghisti ora si sono raffreddati…

E’ il passaggio dallo scandalo all’ azione. Su scandaloitaliano i temi relativi alla discussa iniziativa si sono succeduti vorticosamente. Eccellente documentazione ma talvolta i commenti ai post contenevano grida di dolore e di disgusto condite da bordate antigovernative e tutto farcito da quel qualunquismo tecnocratico ed antipolitico che tanto va di moda. Direi tanto fa fine portare la prossima estate perchè in fondo leggero e non cambia certo la sostanza delle cose. Fa sentire anche dalla parte dei giusti.

Ma il tema dell’utilizzo dissennato (apparentemente) delle risorse pubbliche nei campi delle tecnologie avanzate è vecchio di molti anni ed è proprio su questo corpo che si installa anche italia.it. Direi che i prodromi si ritrovano tutti negli anni craxiani quando l’On. De Michelis lanciò il progetto giacimenti culturali, i quali seguivano di poco i modelli di “sviluppo” già sperimentati negli anni Ottanta con i famigerati Progetti FIO (va notato, perché è significativo, che De Michelis era allora ministro dei Lavori Pubblici e non dei Beni Culturali, socialista craxiano mentre oggi è esponente della Cdl).

Semplificando in maniera molto rozza (prometto un intervento serio e maggiormente documentato sul mio blog) direi che il meccanismo era questo:

– la protezione del patrimonio culturale della nazione è uno dei settori privilegiati di intervento da parte dello stato;

– in questo settore è possibile, quindi, dirottare cospicue risorse;

– il sostegno alle imprese e all’imprenditoria si attua individuando settori di amplia capacità di sviluppo;

– il sostegno all’occupazione giovanile è da sempre un fiore da apporre all’occhiello e i ritorni (in termini di consenso) sono sempre molto alti.

In altre parole venne inventata l’occasione, sfruttando il richiamo eticamente straordinario ed indiscutibile della difesa del patrimonio culturale della nazione, di creare un mercato protetto e finanziato interamente dallo stato. A vantaggio di alcune imprese tutte attive nel campo dell’informatica.

L’idea guida era quella della necessaria catalogazione del Patrimonio Culturale. Vennero proposti e accettati decine di progetti senza che venisse esercitato nessun controllo centrale sui metodi e sulle tecnologie adottate: in altre parole standard descrittivi definiti caso per caso, softwares utilizzati incongrui, nessuna attenzione a standard tecnici condivisi e nemmeno un accenno ad interoperabilità atque similia.

Il prodotto finale (i beni rinvenienti) erano hardware, software e databases senza valore, se non altro per subitanea obsolescenza: sistemi informativi, hardware e software tuttora a disposizione (se mai qualcuno volesse interessarsene) di archeologi dell’informatica applicata alla documentazione, descrizione e gestione del bene culturale.

I giacimenti culturali hanno avuto riprese e travestimenti differenti nell’ arco degli anni.

E’ appena il caso di ricordare la pletora di sistemi informativi territoriali generosamente finanziati dal ministero e gestiti e condotti da due istituti centrali (ICR e ICCD) in palese concorrenza e larvata polemica tra di loro.

Mai, che io sappia, sono state tirate le somme. Intendo dire che una stima costi/benefici sarebbe strumento economico utile alla valutazione e progettazione di nuovi interventi. Sarebbe interessante leggere: “Per il progetto Carta del Rischio sono state messe a disposizioni (fondi ordinari del MiBAC, straordinari e finanziamenti europei) l’ammontare di tot milioni di euro che hanno consentito la schedatura di questo determinato numero di opere/edifici/complessi. Ad esempio, quale scambio di dati è allo stato attuale possibile con il SIGEC Sistema Informativo Generale del Catalogo messo in piedi dall’ICCD (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione) ?

Difficile se non impossibile trarre consuntivi economici e/o tecnici.

Oggi, in fondo, avvengono le stesse cose in ambiti e scenari diversi.

Il web è il nuovo eldorado. Si succedono avvisi di costruzione di nuovi portali. E’ un gran fiorire di inziative ed è un’ enorme difficoltà capire quanto costino DAVVERO.

Difficile in questo momento anche distinguere la farina dalla crusca. Da una parte internetculturale.it dall’altra il sito culturaitalia.it che ha perso, prima ancora di apparire in web, dominio e (forse) anche contenuti.

Semplicemente non c’è. Ma è stato ed è tuttora occasione di appassionate (ed anche interessanti) presentazioni. Ma non c’è. Ma la storia è nota e sembra purtoppo ricalcare quella di italia.it nascosto nelle pieghe del web per mesi e mesi. Fino al suo apparire… piuttosto infelice.
Tutta questa confusione mescola ruoli e rischia di far apparire in guisa di ladri i veri professionisti, di presentare come esperti personaggi con cultura rabberciata e onnivora e via discorrendo. Il ministro Stanca può benissimo scagliarsi contro italia.it fingendosi indignato nel momento in cui ruoli, responsabilità ed attori del processo sono tutti nascosti dietro cortine di fumo!

Nell’ambito dei Beni Culturali è ancor più difficile muoversi. Ma pezzo dopo pezzo alcuni web extralusso verranno tirati fuori. Io credo che la chiarezza dei processi giovi a tutti. In particolare a chi in questo settore lavora seriamente e non gradisce, di certo, essere ridotto al rango di una figurina di cartone, da parte delle grandi società appaltatrici. Oppure essere trattato da indiscutibilmente incompetente e ladro da parte del vociare stradaiolo di chi, come detto all’inizio, cerca conferme in chiave governativa/antigovernativa o vuole dire semplicemente “Sono tutti uguali…”.

(post rivisto e modificato il 20 maggio 2007)