26 febbraio 2007: da quattro giorni il portale italia.it è in linea e il web è in pieno subbuglio.
scandaloitaliano è appena nato, la voglia di capire e di capire in fretta è tanta.
C’è un post pubblicato appena due giorni prima “Sviluppo Italia e Innovazione Italia: quarantacinque milioni di perché“.
uomo della montagna, alle 8.12 di mattina, lascia un commento che, nella frenesia di quei giorni, passa purtroppo inosservato. E fa un nome, anzi più di uno e qualche nome è piuttosto illustre nell’imprenditoria nazionale.
Poi parla di un castello, un famoso castello nel trevigiano.

E scrive:

La situazione attuale e’ figlia di un passato inquietante e gestita a mio avviso all’italiana, cioe’ mettendo la classica pezza ad una condizione gia’ di suo critica.

12 novembre 2004: Mariano Maugeri sul Sole24ore pubblica un pezzo, poi ripreso da patrimoniosos.it

Il giornalista è parecchio informato, a leggere quello che scrive sembra abbia raccolto confidenze dirette dall’interessato.

I burocrati-sherpa hanno tirato fuori il solito acronimo senz’anima: Pdi. Sembra il nome di un nuovo partito di cui nessuno sente il bisogno. In realtà, sono le iniziali di Piattaforma digitale interattiva, l’operazione più intelligente e senza un’oncia di populismo (si può dire populism free, come sulle patatine americane si scrive fat free?) che il governo Berlusconi abbia infilato tra le sue priorità.

La diagnosi e la cura hanno provato a formularle gli sherpa di Sviluppo Italia, la società nata e risorta già un paio di volte che a forza di sommare mission si fatica a elencare tutte le cose di cui si occupa.
Il suo amministratore delegato, Massimo Caputi, insedia un gruppo di lavoro e chiama a farne parte Massimo Colomban, alias mister “why not”, l’imprenditore veneto che ha ceduto ai manager la sua impresa quotata a Singapore e Milano (la Permasteelisa) e ora vive in un castello-hotel-museo delle Alpi trevigiane. L’esito dell’analisi è severo: elevata frammentazione degli operatori (300mila): rapporto qualità-prezzo delle strutture ricettive e dei servizi di oltre il 30% al di sopra della media degli altri competitori; promozione dell’Italia all’estero affidata a 13mila soggetti (tredicimila) che spendono come gli pare 500milioni di euro all’anno. Risultato: il tasso di riempimento delle strutture alberghiere arriva al 40%, mentre Francia e Spagna sono al 59.

La cura è più semplice della diagnosi. La leva in grado di alzare questa enorme massa di ricchezza esiste, ed è una leva che sta appunto in tre lettere: Pdi o Pet che dir si voglia. Basterebbe un colpo di mouse nel sito http://www.chooseitaly.it e all’estero sveleremmo quello che avrebbero voluto sapere dell’Italia e nessuno ha mai osato dire.

Il Comitato dei ministri per la società dell’informazione (Cmsi, perché la fissa dell’acronimo dilaga) si è riunito il 16 marzo scorso per analizzare il dossier. Nessun dubbio, ovviamente. E uno «stanziamento iniziale» di 140milioni di euro è scivolato sul portale con pacche sulle spalle e facce compiaciute a partire dai dicasteri e i dipartimenti coinvolti (Beni culturali, Innovazione, Attività produttive, Esteri, Istruzione e università, Ambiente e politiche agricole).
La storia potrebbe finire qui, magari con qualche battuta sulla megalomania delle operazioni di promozione all’estero.

[nota] E’ proprio il 16 marzo 2004 che ha inizio il progetto ‘Scegli Italia’, con una riunione presieduta eccezionalmente da Silvio Berlusconi in persona. E appena otto giorni dopo, il “grande annuncio” a Rimini, capitale europea del turismo e delle vacanze, dell’allora ministro dell’innovazione Lucio Stanca.

I guai sono cominciati quando il gruppo di lavoro di Sviluppo Italia, allargato ai delegati dei ministeri, si è messo attorno a un tavolo per scegliere i fornitori. Di soldi ce ne sono tanti, e altri ne arriveranno.
Di gare, offerte e scelte trasparenti se ne vedono pochine.
Ognuno propone un nome, magari collegato alla cordata, al partito o al club dove gioca a canasta.
E poi ci si mette d’accordo: questo a me, l’altro a te.
Qualcuno voleva comprare 14mila workstation dalla solita azienda di fiducia e regalarli alle agenzie di viaggio.
Ma a che servono i computer dedicati se ormai i pc abbondano ovunque?

Massimo Colomban ha alzato il ditino per dire quello che avrebbe sostenuto qualsiasi cristiano rispettoso delle regole e dei risparmi che producono: mettiamo in gara i fornitori e poi scegliamo il migliore.
È stato zittito da un presunto amico che gli ha sussurrato:
«Pensa al tuo albergo e alle voci che potrebbero girare su un eventuale conflitto d’interessi».

Questa è la storia del mezzo turista che nel frattempo è rimasto con mezzo panino.
Dov’è finita l’altra metà? Quando sarà in rete, cliccate su http://www.chooseitaly.it.

Qualcuno certamente ricorderà il famoso studio di fattibilità e benchmark internazionale di cui parla l’AD di Innovazione Italia, ing. Roberto Falavolti a LaStampa.it il 27 febbraio 2007.

Invece “in questi due anni per la gara, lo studio di fattibilità e il lavoro fatto finora è stato speso circa un milione di euro”.

o l’intervista rilasciata a MarketingInformatico.com nel 2005

Il budget di € 20.000.000 [nota: è quello per la sola piattaforma] è stato in parte impiegato per lo studio di fattibilità, compreso un benchmark internazionale e la preparazione della gara d’appalto; 8 milioni più IVA sono, come detto, destinati alla progettazione, realizzazione e gestione operativa del Portale Italia.it, con acquisizione di un primo set di contenuti, pubblicazione degli stessi in 8 lingue, connettività, gestione tecnica, assistenza e manutenzione del sistema per 2 anni.

Stiamo cercando di capire e di ricostruire bene questa fase preliminare del progetto.
Restate sintonizzati e nel frattempo firmate perchè sia aperta l’inchiesta sul portale Italia.it, come vedete ce n’è davvero un gran bisogno…