Girovagando tra i siti archeologici governativi, novello Italia (.it) Jones, è saltato fuori un articolo del 2005 di Panorama da cui si apprendono alcuni particolari aggiuntivi e sin qui inediti sulla vicenda del portalone ciofeca (Pasi-dixit, che nessuno si offenda).

L’articolo è datato 18 agosto 2005 (www.italia.boh) ed è a firma di Guido Fontanelli e Roberta Marilli.
Facciamo un passo indietro.
Siamo circa un mese e mezzo dopo l’aggiudicazione della gara ad IBM & C. ed è in procinto di scoppiare la guerra tra Governo e Regioni.

“Il turismo è materia affidata dalla Costituzione alle regioni, invece nell’ultimo decreto sulla competitività il governo ha progettato il portale nazionale, la trasformazione dell’ente nazionale per il turismo (Enit) e la creazione di un comitato nazionale. Tutto ciò senza prevedere un’adeguata presenza in questi organi dei rappresentanti delle regioni ma anche dei comuni e delle province.” Risultato? “La Toscana è stata costretta a fare ricorso alla Corte costituzionale” annuncia Anna Rita Bramerini. Ancora più dura la posizione del coordinatore della Commissione degli assessori al turismo regionali e vicepresidente dell’ Abruzzo, Enrico Paolini, che ha definito il progetto “un inutile sperpero di denaro” nato “non si sa per favorire quali interessi”. [Nota: si è poi ripetuto nel 2007]

Come noto, effettivamente Toscana, Campania, Veneto ed Abruzzo fecero poi ricorso.
Per inciso, “l’inadeguata presenza dei rappresentanti” era data dal fatto che l’art. 2 del DPR 01/07/2005 prevedeva che:

Il Comitato e’ costituito come segue:
Organo di presidenza:
1. Ministro delle attivita’ produttive, con funzioni di presidente, o suo delegato nelle persone del Vice Ministro delle
attivita’ produttive o del Sottosegretario con delega al turismo;
2. Presidente della Conferenza dei presidenti, con funzioni di vice presidente vicario, o suo delegato;
Componenti:
3. Ministro per gli affari regionali;
4. Ministro per l’innovazione e le tecnologie;
5. Ministro dell’economia e delle finanze;
6. Ministro per l’ambiente e la tutela del territorio;
7. Ministro delle infrastrutture e dei trasporti;
8. Ministro per i beni e le attivita’ culturali;
9. Coordinatore degli assessori regionali al turismo o suo delegato;
10 -13. quattro rappresentanti delle regioni, indicati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e Bolzano;
14 -16. tre rappresentanti delle principali associazioni di categoria, designati rispettivamente da ConfturismoConfcommercio, Federturismo-Confindustria, Assoturismo-Confesercenti;
17. un rappresentante delle camere di commercio, designato da Unioncamere.

In pratica su 17 membri, 6 in mano alle regioni, 7 in mano al governo centrale, 4 alle associazioni di categoria.
Regioni in minoranza numerica (-1 !!) e quindi via ai ricorsi.

Successivamente un secondo DPR del 08/09/2005 provava inutilmente a “sistemare le cose”

“Ritenuta la necessita’ istituzionale di integrare tale Comitato con i presidenti dell’UPI e dell’ANCI e con ulteriore rappresentante delle Regioni, al fine di garantire l’equilibrio e la leale collaborazione tra i diversi livelli di Governo”, il Comitato e’ costituito come segue:
Organo di presidenza:
1. Ministro delle attivita’ produttive, con funzioni di presidente, o suo delegato nelle persone del vice-Ministro delle attivita’
produttive o del Sottosegretario con delega al turismo;
2. Presidente della Conferenza dei presidenti delle regioni, con funzioni di vice presidente Vicario, o suo delegato;
Componenti:
3. Ministro per gli affari regionali;
4. Ministro per l’innovazione e le tecnologie;
5. Ministro dell’economia e delle finanze;
6. Ministro per l’ambiente e la tutela del territorio;
7. Ministro delle infrastrutture e dei trasporti;
8. Ministro per i beni e le attivita’ culturali;
9. coordinatore degli assessori regionali al turismo o suo delegato;
10. – 14. cinque rappresentanti delle regioni, indicati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e Bolzano;
15. – 17. tre rappresentanti delle principali associazioni di categoria, designati rispettivamente da Confturismo-Confcommercio,
Federturismo-Confindustria, Assoturismo-Confesercenti;
18. un rappresentante delle Camere di commercio, industria e artigianato, designato da Unioncamere;
19. il presidente dell’Associazione nazionale comuni d’Italia (ANCI) o suo delegato;
20. il presidente dell’Unione province italiane (UPI) o suo delegato.

Quindi su 20 membri, 7 in mano alle regioni, 1 alle province, 1 ai comuni, 7 al governo e 4 alle associazioni di categoria.
Ma intanto i ricorsi alla Corte Costituzionale erano partiti, il malumore continuava a serpeggiare e il progetto allegramente languiva.
Siccome in 20 erano in effetti pochini, Lucio Stanca, con decreto del 7 marzo 2006 istituì anche il famoso “comitato per il Portale Italia.it”

formato pariteticamente da rappresentanti delle amministrazioni statali e regionali, è composto da

1. un rappresentante del Dipartimento,
2. da un rappresentante del Ministero delle attività produttive,
3. da un rappresentante del Ministero per l’ambiente e la tutela del territorio,
4. – 6. da tre rappresentanti delle Regioni.
E’ inoltre composto da
7. un rappresentante dell’ENIT e
8. da un componente in rappresentanza delle Associazioni delle imprese del settore turistico partecipanti al Comitato nazionale per il turismo.

Cioè in pratica altre otto persone. Ma per dare loro man forte, con successivo provvedimento (Accordo di Programma Stato/Regioni), vennero istituiti quattro ulteriori “organismi di supporto”, dando così vita ad una vera e propria Armata Brancaleone che arruolava complessivamente 13+10+17+10 = 50 persone ulteriori. Ma per brevità vi risparmio l’elenco.

Il 17/05/2006 con sentenza n. 214 la Corte Costituzionale dichiarò illeggittimo il comma 1 dell’art 12 della legge 80 del 14/05/2005 e così facendo creò il vuoto normativo nel coordinamento delle iniziative di promozione turistica all’ estero, ivi compreso il nostro bel progettone.
E nel frattempo il governo era pure cambiato.

Tornando al pezzo del settimanale, si citava anche il mitico “portalino cugino interregionale” e naturalmente, come fece poi l’Espresso, infilando un bello svarione: un costo pari ad un milione e mezzo di euro.
Luca Carlucci, su scandaloitaliano, ha di recente documentato come le cose stiano invece ben diversamente.

“A me dei conflitti di competenze tra Stato e regioni non interessa niente” replica il ministro [di allora, Lucio Stanca]. “Chi si oppone o non sa di cosa parla o è in malafede. Il portale nazionale sarà un grande contenitore in cui ognuna inserirà ciò che vuole, sotto l’unico brand Italia. L’ho detto e ridetto. Continuano a farmi la guerra? E io vado avanti. A gennaio presenteremo il portale in cinese a Pechino, dove oggi 100 milioni di persone hanno intenzione di fare un viaggio in Europa.”

In effetti mi ero sempre chiesto il perchè di certe scelte di prima pagina in questa brochure.
Non risulta che alcuna delegazione sia mai partita per l’oriente e la localizzazione del portale in cinese è rimasta una chimera.
Voci al momento non confermate tenderebbero però a sostenere la tesi secondo cui l’idea sarebbe nata a seguito di una furibonda discussione con alcuni assessori regionali al turismo; in particolare dopo che uno di questi, rivolgendosi all’ allora ministro dell’ Innovazione, ebbe ad esclamare “Tu e il tuo portalone ciofeca… ma andate in Cina !!”.😉

E ancora, da Panorama del 2005

Paolini, vicepresidente dell’Abruzzo, è convinto di avere la vittoria in tasca: “Il 21 luglio scorso” rivela “nel corso di un incontro ufficiale, il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola si è detto disponibile a riscrivere la parte del decreto che riguarda il turismo. E per quanto riguarda i portali, non ce ne sarà uno ma ben tre” afferma soddisfatto “Quello nazionale, quello interregionale e quello europeo”. Alla faccia della semplificazione. Poveri cinesi!

Il portale europeo del turismo? AAAAAARGHHHHHHH !!
E tanto per cambiare c’è di mezzo Tiscover anche qui (sic!).

Sempre Panorama scriveva allora di un’iniziativa di un deputato ds di Rimini, Sergio Gambini, che avrebbe tentato, con altri, di fermare il progetto italia.it presso la Commissione Turismo della Camera (altro svarione, questa commissione in realtà non è mai esistita).

“Non si possono spendere queste cifre faraoniche” sostiene “per un portale internet e nel frattempo togliere 20 milioni di fondi già previsti all’Ente nazionale del turismo”.

Gambini, insieme a Grotto, Provera e Vernetti produssero questa risoluzione presso la X commissione Attività Produttive della Camera, la stessa che ora è presieduta da Daniele Capezzone e che di recente ha svolto un’audizione sull’attuazione della legge 29 marzo 2001, n. 135 (riforma della legislazione nazionale sul turismo) occupandosi nell’occasione del beneamato portalone.
Naturalmente la risoluzione fu un clamoroso successone, anche perchè per il governo Berlusconi di allora il progetto “Scegli Italia” era considerato “strategico”.
L’unica superstite del gruppo, Marilde Provera, siede tuttora nella medesima commissione e, secondo Radio Radicale, era presente anche alla recente audizione. Ma questa volta non ha proprio proferito parola (chissà perchè?).
Nella risoluzione del 28/07/2005 si citavano naturalmente il mitico “portale interregionale” come esempio di probità della regione capofila Liguria ed una nuova “creatura” della regione Toscana che ha poi visto la luce alla BIT 2007, il portale del turismo congressuale.
Per entrambi i progetti una spesa totale prevista di soli 1,5 milioni di euro.

Del portale interregionale si è scritto ampiamente QUI: budget effettivo totale 15.561.486,70 euro.
Per il turismo congressuale ci viene in soccorso la scheda sintetica del progetto sul portale stesso. Budget totale: 8.536.374,69 euro.
Non tutti per il portale, sia chiaro, anche perchè si tratta di una versione preliminare, realizzata in soli tre mesi, a partire dal 1 novembre 2006.
Naturalmente anche questo progettino è compreso nel reading istituzional-turistico dadaista dei 59 progetti interregionali di Sviluppo turistico per complessivi 150 milioni di euro (è il numero 40).

Perchè a noi di portali del turismo, in verità, ci piace averne parecchi.