Non è la Scuola di Psicoterapia Cognitiva o lo Storm Prediction Center. E tantomeno il canadese Software Productivity Center (sì, … magari).
E il Sistema Pubblico di Connettività, ovvero il mega-progettone calderone multi-milionario dentro cui alla fine è tracimato pure il nostro beneamato portalone.

“Ma con italia.it che c’azzecca ?” direbbe il Di Pietro nazionale.


Il CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione) definisce l’ SPC come

… “l’insieme di strutture organizzative, infrastrutture tecnologiche e regole tecniche, per lo sviluppo, la condivisione, l’integrazione e la circolarità del patrimonio informativo della pubblica amministrazione, necessarie per assicurare l’interoperabilità e la cooperazione applicativa dei sistemi informatici e dei flussi informativi, garantendo la sicurezza e la riservatezza delle informazioni.”

Il progetto è articolato in due fasi principali secondo due obiettivi:

Sempre il CNIPA informa che

In esecuzione degli accordi relativi allo sviluppo del sistema di cooperazione applicativa nell’ambito del SPC, il CNIPA ha completato la stesura del nuovo set di documenti che costituisce il riferimento tecnico per lo sviluppo dei servizi infrastrutturali generali e della porta di dominio. Unitamente alle specifiche della busta e-Gov questi documenti delineano compiutamente il quadro tecnico-implementativo del Sistema Pubblico di Cooperazione (SPCoop).

La loro struttura ed i contenuti generali sono stati definiti nell’ambito di un primo set di documenti, pubblicati nel mese di ottobre del 2004, redatti da un gruppo di lavoro al quale hanno partecipato circa 120 persone in rappresentanza delle Amministrazioni centrali e locali, delle Associazioni dei fornitori e del CNIPA, ed approvati sia dai soggetti rappresentati che dal tavolo congiunto permanente della Conferenza Unificata Stato, Regioni, Città e autonomie locali.

La porta di dominio suona molto Star Trek, ma nel concreto consiste di un’interfaccia infrastrutturale con protocollo standardizzato che consente il colloquio tra diversi servizi applicativi distribuiti.
Senza addentrarsi troppo nel lato squisitamente tecnico, si può dire molto sinteticamente che si tratta di un protocollo software basato su messaggi SOAP.
Per chi mastica un po’ di web e dintorni, questo è l’insieme degli standard tecnologici adottati dal SPCoop.

standardspc.JPG

Ora si noti che la versione 1.0 (definitiva) del documento di cui sopra, è stata pubblicata il 14 ottobre 2005, più o meno tre mesi dopo l’aggiudicazione della gara di italia.it ad IBM & C.
Tutto questo ‘ambaradan’, tanto per capirsi, avrebbe lo scopo di far “parlare tra loro” in modo ragionevole e sicuro i vari servizi di e-government messi a disposizione dalle amministrazioni centrali, regionali e locali.

Qui la domanda nasce spontanea: un portale nazionale del turismo multi-lingue, nato con l’obiettivo specifico di attirare i turisti dall’ estero, con quali servizi e-gov della pubblica amministrazione dovrebbe poter colloquiare (e a quale scopo), a parte gli eventuali “portali del turismo cugini” regionali e locali?

Non dimentichiamo che, nel progetto originale, il portale italia.it avrebbe dovuto essere costruito secondo una logica ASP (Application Service Provider) e
a) fungere da aggregatore di contenuti di vario tipo, sia locali che provenienti da portali diversi (non solo di turismo, ma anche culturali, dell’ambiente, del settore gastronomico, ecc.), secondo una piattaforma ed un protocollo di comunicazione specifico da progettare allo scopo (con particolare riferimento ai cosiddetti Destination Management Systems);
b) mettere a disposizione una piattaforma nazionale di booking per consentire sia la prenotazione diretta che quella tramite altri e diversi intermediari on-line.

Cosa c’entra dunque il portale nazionale del turismo con l’interoperabilità fra i processi ed i servizi applicativi di e-government?
Io al momento non l’ho capito (ma una vaga intuizione ce l’ho).

Voi, qualche idea ?