Inserito direttamente nella rassegna stampa del sito della Corte dei Conti si può leggere un pezzo del 19 ottobre pubblicato sul Sole24Ore a firma Ma.M (dovrebbe essere Mariano Maugeri, molto informato sulla vicenda, anche in passato.
Dall’articolo si apprendono nuovi interessanti particolari sulla vicenda del portalone.

Non manca anche in questo caso lo svarione, che nel caso specifico è di tipo “figurativo”.
Con titolo in evidenza SOTTOINCHIESTA e didascalia “L’home page del portale turistico finito nel mirino della magistratura contabile: al vaglio eventuali danni all’erario” viene riportato uno screenshot parziale della pagina iniziale del sito nazionale turistico… dell’ ENIT (sic!).
Umberto Paolucci, presidente di ENIT, forse non ne sarà tanto contento…😉

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A parte questo, dall’articolo si apprende che

Il vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli incarica la Procura generale presso la Corte dei Conti del Lazio di verificare gli eventuali danni per l’erario derivanti dal caso. L’esposto è del 15 ottobre e ricapitola le fasi della vicenda, allegando la relazione dell’apposita commissione d’indagine, consegnata nel luglio 2007, e il parere dell’Avvocatura generale, che risale al 22 settembre scorso.

L’Avvocatura generale era già intervenuta nell’agosto 2006, consigliando una transazione (l’atto aggiuntivo del 12 ottobre 2006) anzichè una più rischiosa risoluzione del contratto.
Dopo aver ricevuto le conclusioni della commissione d’indagine, l’Avvocatura ritiene però “ipotizzabile un’azione di responsabilità erariale nei confronti della concessionaria [Innovazione Italia] e dei funzionari del Dipartimento Innovazione e Sviluppo” . [veramente sarebbe il DIT, dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie…]

Il contratto di gestione tecnica all’ Ibm e ai suoi partner è scaduto il 21 luglio e la società che ha vinto la gara d’appalto, “guidata da Telecom Italia, avrà bisogno di un rodaggio operativo di almeno tre mesi”.

L’Avvocatura dello Stato, inoltre, non disponeva, al momento del secondo parere, del collaudo definitivo sull’attuazione della transazione dell’ottobre 2006.
La commissione d’indagine ha rilevato, tra l’altro, la brevità della durata contrattuale, l’insufficienza delle risorse umane e la sottostima dell’importo complessivo (7,8 milioni di euro, poi ridotti a 5,8 milioni con la transazione dell’ottobre 2006).

A questo punto la faccenda si complica e non poco. Se l’ Avvocatura dello Stato aveva consigliato una transazione e non una risoluzione contrattuale, si presume avesse preso effettiva visione delle carte. Da questo si dovrebbe desumere che il contratto fosse del tutto regolare e quindi contenesse effettivamente la prevista prescrizione di accessibilità del sito secondo l’articolo 4 della legge Stanca. Se così non fosse, la cosa sarebbe ancor più paradossale, perchè addirittura l’Avvocatura dello Stato non si sarebbe resa conto della nullità assoluta dell’atto.
Su quali basi poi l’Avvocatura abbia successivamente ipotizzato il danno erariale è al momento un mistero.

Altro dettaglio: 5,8 milioni rispetto a 7,85 milioni significherebbe una penale applicata del 25%. In sede di audizione presso la X Commissione della Camera il capodipartimento del DIT aveva affermato che le penali applicate erano arrivate sino al 20% dell’importo contrattuale. I conti non tornano.

A questo punto, in un Paese serio, con un governo serio ed un ministro competente serio (Luigi Nicolais) un comunicato ufficiale con il dettaglio delle cifre effettive e qualche spiegazione sarebbe il minimo dovuto.

Peraltro Lelio Alfonso, responsabile della comunicazione del governo, scrisse a suo tempo a Luca Carlucci di scandaloitaliano:

Ebbene, appena la Commissione sarà giunta al termine della sua indagine e presenterà al ministro le risultanze dell’ inchiesta, sicuramente – anche per l’impegno che ho preso con lei – farò in modo che ci sia una comunicazione trasparente di quanto emerso.

Ma allora, perchè il rapporto della commissione d’indagine, già consegnato a luglio 2007, non è mai stato pubblicato?