Se seguite la vicenda di Italia.it da un po’, dovreste sapere che il 5 aprile 2007, appena tre giorni dopo l’invio della lettera di scandaloitaliano a Prodi, Rutelli e Nicolais, il ministro campano (Nicolais appunto) fece pubblicare un comunicato nel quale annunciava l’istituzione di una commissione d’indagine. Si è poi scoperto che a fine luglio la commissione aveva concluso le proprie indagini e consegnato un rapporto.
Negli stessi giorni Luca Carlucci di scandaloitaliano chiedeva lumi a Lelio Alfonso, uno dei responsabili della comunicazione governativa, sui costi effettivi del portale, ottenendo anche una promessa di maggiore trasparenza per il futuro.

Ebbene, appena la Commissione sarà giunta al termine della sua indagine e presenterà al ministro le risultanze dell’ “inchiesta”, sicuramente – anche per l’impegno che ho preso con lei – farò in modo che ci sia una comunicazione trasparente di quanto emerso.

La comunicazione, al momento, non si è vista.

Il 15 ottobre 2007 il colpo di scena: il ministro Rutelli invia alla Corte dei Conti la relazione della commissione d’indagine di Nicolais, accompagnata da un parere dell’Avvocatura generale dello Stato che ipotizza il danno erariale (Flavia Amabile su LaStampa del 19 ottobre).
Il contenuto integrale della relazione è al momento ignoto (pare siano ben 43 pagine), tuttavia a scorrere i vari quotidiani sembra che una copia di questo rapporto sia finita in almeno tre diverse redazioni di giornali nazionali.
Flavia Amabile, de La Stampa, oltre che nel pezzo di cui sopra (qui in versione su carta), ne parlava ancora in un suo articolo sul suo blog Diritto di Cronaca.
Mariano Maugeri sul Sole 24 Ore del 19 ottobre citava espressamente la relazione e ne discuteva ampiamente alcuni dettagli.
Infine Sergio Rizzo, noto giornalista e coautore del best-seller La Casta, ne riporta alcuni stralci in un articolo apparso sul Corriere Economia di oggi.
Così si apprendono alcuni ulteriori e sin qui inediti dettagli.

Per capire come si sia arrivati a questo bisogna ripartire dall’inizio e ripercorrere l’intera storia, così come la racconta la commissione d’indagine.

Viene chiesto un rituale parere al Cnipa, l’ex autorità per l’informatica pubblica: che è in molti punti negativo e considera “velleitario” il progetto. La durata contrattuale (due anni) è considerata troppo breve. Le diciotto persone che dovrebbero essere impegnate sono troppo poche. E addirittura il costo rischia di “risultare sottostimato”. Tutte osservazioni di cui, però, afferma un parere dell’Avvocatura dello Stato “non si tiene conto”. E si va avanti.

Qui c’è un particolare da chiarire. Con legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Legge Finanziaria 2005), cioè due mesi prima del bando di gara di italia.it, veniva stabilito che

Accordi quadro del CNIPA per eliminare duplicazioni di carattere informatico nella PP.AA.

192. Al fine di migliorare l’efficienza operativa della pubblica amministrazione e per il contenimento della spesa pubblica, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sono individuati le applicazioni informatiche e i servizi per i quali si rendono necessarie razionalizzazioni ed eliminazioni di duplicazioni e sovrapposizioni. Il CNIPA stipula contratti-quadro per l’acquisizione di applicativi informatici e per l’erogazione di servizi di carattere generale riguardanti il funzionamento degli uffici con modalità che riducano gli oneri derivanti dallo sviluppo, dalla manutenzione e dalla gestione.

Obbligo per le PP.AA. di uniformità nelle procedure e nelle prassi amministrative

193. Le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39, sono tenute ad avvalersi, uniformando le procedure e le prassi amministrative in corso, degli applicativi e dei servizi di cui al comma 192, salvo i casi in cui possano dimostrare, in sede di richiesta di parere di congruità tecnico-economica di cui all’articolo 8 dello stesso decreto legislativo, che la soluzione che intendono adottare, a parità di funzioni, risulti economicamente più vantaggiosa.

Il “rituale parere” era in realtà un parere obbligatorio per legge, già sancito dal decreto n. 39 del 1993.
Il comma 192 è ciò che ha in seguito permesso l’esecuzione di gare multi-milionarie quali quella dell’ SPC (Sistema Pubblico di Connettività), nell’ambito del quale sembra che si svilupperà il futuro del portale italia.it .

Il contratto viene firmato a settembre 2005, ma la consegna delle attività ai vincitori della gara avviene a luglio, anche perchè è previsto che il portale sia online ad ottobre.

Questo potrebbe spiegare l’apparente contraddizione tra la data del comunicato di aggiudicazione di Sviluppo Italia (04/07/2007) e la data di aggiudicazione effettiva comunicata con avviso alla Comunità Europea (16/09/2007).

Ma ancora prima della firma sono già esplosi i contrasti. A fine luglio Innovazione Italia contesta alla cordata guidata da IBM (e nella quale, si badi bene, c’è anche una propria consociata) carenze di competenze specialistiche in materia di turismo online (ma nel consorzio non c’è anche la Tiscover, che ha già fatto il portale turistico scozzese e quello del Trentino?).

Questo è perlomeno incredibile da leggere. Le competenze dovevano essere semmai verificate in sede di aggiudicazione di gara. In ogni caso, oltre a Tiscover che ha come missione aziendale quella di realizzare portali per il turismo, va detto che anche ITS poteva vantare dalla sua la realizzazione del portale del turismo campano (cofinanziato con fondi UE). D’altra parte i requisiti nel bando di gara erano espliciti, molto precisi e piuttosto restrittivi.

A settembre invece è l’IBM che rimprovera a Innovazione Italia una chiusura per ferie eccessivamente lunga (sigh!). A metà ottobre cominciano i collaudi: tutti con esito negativo. Intanto le Olimpiadi di Torino sono sempre più vicine, ma i contrasti invece di appianarsi aumentano.

Come ha chiarito Ciro Esposito in sede di audizione alla X Commissione Attività Produttive, così come si desume dal bando di gara, il mese di ottobre rappresentava la prima scadenza contrattuale del progetto. Bucata quella ne fu fissata una seconda per il gennaio 2006, in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino. Spostando quindi la data di aggiudicazione ufficiale a metà settembre 2005, e facendola coincidere con la data effettiva di firma del contratto, si dava praticamente una seconda chance al RTI per rispettare il requisito in bando

La piattaforma tecnologica dovrà essere disponibile on-line entro tre mesi dall’aggiudicazione ed i servizi e le attività accessorie di sviluppo, personalizzazione, manutenzione e gestione dovranno essere assicurati per l’intera durata del contratto.

Ma che questo sia del tutto regolare dal punto di vista delle procedure, a me sembra quantomeno singolare.

Il 25 novembre Innovazione Italia chiede di sostituire il responsabile di progetto. Segue un velenoso scambio di comunicazioni, finchè arrivano le Olimpiadi, ed è chiaro che si va verso un fallimento totale.
Racconta la commissione: “La fase relativa alle Olimpiadi è stata completamente mancata. Gli stessi rappresentanti del raggruppamento aggiudicatario hanno riferito che gli unici contenuti disponibili erano relativi al Trentino-Alto Adige, e quindi in una zona di montagna ben distinta da quella interessata alla manifestazione sportiva” .

Qui andrebbe chiarito se per “contenuti disponibili” si intendessero contenuti veri e propri e/o la possibilità di effettuare prenotazioni presso gli alberghi della provincia torinese. A questo proposito la situazione è rimasta tutt’ora immutata e la prenotazione è in realtà possibile solamente in una regione, poichè ci si appoggia alla piattaforma di booking esterna del portale del Trentino-Alto Adige, che peraltro fu realizzata a suo tempo proprio da Tiscover.

A quel punto sarebbe stato meglio chiuderla lì. Quando però Innovazione Italia propone di rescindere il contratto, il dipartimento per l’Innovazione (il ministro Stanca viene dall’ IBM e forse pensa di conoscere bene la situazione) dice di andare avanti. Ma le cose non migliorano.

Qui andrebbero meglio specificati i tempi. A fine marzo Lucio Stanca presentava alla stampa una prima versione del portale. Nell’agosto 2005 aveva annunciato addirittura di voler presentare il portale a Pechino nel gennaio 2006, ma a quanto pare non se ne fece poi nulla. Dopodichè si andò verso la fine legislatura. Le elezioni politiche del 2006 si tennero infatti il 9 e il 10 aprile.

A ottobre dello scorso anno viene sottoscritta una transazione, che riduce la spesa a 5,8 milioni. Una magra consolazione.

Va chiarito che questa decisione è stata assunta durante la “gestione Luigi Nicolais e Ciro Esposito” e, per quanto si può leggere nel pezzo di Maugeri, su consiglio dell’Avvocatura dello Stato (agosto 2006) e con atto transattivo del 12 ottobre 2006. Quindi nella nuova legislatura.
Da ricordare poi che Roberto Falavolti dichiarò ad Anna Masera su La Stampa il 27/02/2007, appena cinque giorni dopo la pubblicazione del portale alla BIT 2007


“Ma al fornitore (cioè Ibm & soci, ndr) di quei 9,6 milioni non è stato dato ancora nemmeno un euro” precisa Falavolti.
Perchè?
“Perchè durante lo sviluppo del progetto si è aperto un contenzioso, l’anno scorso, proprio in coincidenza col cambio di governo/ministro”.
Perchè?
“Non eravamo soddisfatti, l’atto transattivo c’era stato ma abbiamo dovuto rifare completamente il piano di lavoro”.

Ah, ecco perchè in Ibm Italia in via ufficiosa mi parlano, ma in via ufficiale si rendono irreperibili…

Col nuovo governo/ministro (Nicolais) si è deciso che fosse comunque utile partire, per evitare di interrompere un’iniziativa importante per il settore turistico, che in Italia rappresenta il 10 per cento del prodotto interno lordo. D’ora in poi sarà l’Enit, infatti, a gestire il portale” conclude l’ad di “SI – Innovazione Italia”.

Poi, una volta ricevuto il rapporto della commissione d’indagine di Nicolais, l’Avvocatura dello Stato ha ipotizzato un’azione di responsabilità erariale nei confronti di Innovazione Italia e del Dipartimento dell’ Innovazione e delle Tecnologie (ma non è chiaro se per la precedente, per l’attuale gestione o per entrambe).

A questo punto non si capisce perchè il rapporto della commissione d’indagine Nicolais non venga pubblicato integralmente sul sito del Governo.

Prima o poi è probabile che salti fuori comunque, nel qual caso sarà occasione di ennesima figuraccia per l’attuale compagine governativa, dopo il no a scandaloitaliano e quello recentissimo a Generazione Attiva.